Da: "vento... su TL" A: Oggetto: [Tamburi Lontani] RASSEGNA STAMPA DEL 2003/03/08 (2^ parte) Data: sabato 8 marzo 2003 12.30 Il principe delle balere Record del mondo imbattuto: faceva l'impiegato in conceria, un signor nessuno che non sapeva né ballare, né cantare, e già riceveva 20.000 lettere dalle giovanissime fan. «Come ho fatto? Semplice. Ai quei tempi impazzava il Musichiere, c'era anche un settimanale diretto da Mario Riva. Io gli scrissi una lettera sotto falso nome magnificando le doti di un cantante rock di Santa Croce, Agaton. Lui la pubblicò e, voilà, il gioco era fatto». Faccia di bronzo? Di sicuro. Ma anche molto altro. «Se non hai stoffa - spiega ora Agaton-Don Backy - hai voglia a sforzarti. Duri un attimo». Profetico. Anche per lui, prima di arrivare a far strillare per mezza Italia le ragazzine del miracolo economico, l'inizio non è stato in discesa: «Mio padre era un emigrante al contrario. Essendo un bravo conciatore, andò a Salerno a insegnare come si tratta la pelle, la concia lenta. Lavoravano il cuoio per sei mesi. Poi le scarpe duravano 30 anni». E scattò lì la molla del rock and roll? «No, successe al ritorno a Santa Croce. Vidi il film Senza tregua rock and roll. Una folgorazione. Altro che Giorgio Consolini, Achille Togliani, Teddy Reno». E le venne in mente di scrivere a Mario Riva. «Sentivo di avere dentro delle cose, anche se non sapevo quali. Così scrissi a Riva firmandomi Graziano Pagni e magnificando le doti di questo Agaton, un fenomeno del rock. Lui pubblicò la lettera. Passarono due giorni. Al terzo cominciarono ad arrivare a casa mia decine di lettere». E lei capì il giochetto... «Risposi a tutte: "Sono felice ecc ecc, dì anche alle tue amiche di scrivere al Musichiere". E a tutte spedii una foto. Ci rimisi l'osso del collo, ma avevo conquistato la mia prima fama». Così arrivò il primo incontro con Celentano. «1959, Excelsior di Fucecchio. Lì capii che se volevo fare rock dovevo iniziare a salire su un palco» E il modo sono sicuro lo trovò... «Tutti i sabati e le domeniche andavo alla Sirenetta di Castelfranco. Alle 5 mi facevo sotto il palco: "Posso venire su?". "Dai, vieni". Cantavo 4 rock and roll che andavano per la maggiore». Subito un successo? «Le ragazzine mi guardavano e io cercavo di gattonarne il più possibile. Il mio obiettivo era quello». Poi gli obiettivi si sono allargati... «Per cantare il rock non serviva essere Caruso. Mi autofinanziai due 45 giri. Il terzo segnò la svolta: La storia di Frankie Ballan» La storia di chi? «Si chiamava Franco Bini. Conobbe una ragazzina al Sirenetta. I genitori erano ostili e loro due scapparono insieme di casa. In paese la cosa fece scalpore. E io ci feci una canzone. A quei tempi cantavo al Pirata di Marina di Massa: Agaton e i Delfini. I ragazzi volevano risentire quel pezzo anche 5 o 6 volte». E anche Celentano fu colpito. «Gli mandai il disco: "Oh, è forte!", mi disse. Voleva inciderlo lui. In seguito da lì ha tratto l'ispirazione per Il Ragazzo della via Gluck». Così nacque il Clan. «Da Santa Croce a Milano, che balzo! Eravamo io, Celentano, Ricky Gianco e Guidone. Anni bellissimi. Giravamo l'Italia cantando e in ogni posto era un trionfo». Ma gli alberghi vi scacciavano... «Beh, eravamo un po' esuberanti. Mi ricordo al Mediterraneo di Pegli, 5 stelle. Saliamo in camera io e Detto Mariano e troviamo il letto pieno di zucchero. Reazione immediata: sfondiamo la porta di Adriano e di Gino Santercole, non c'erano e noi smontiamo tutto». La passaste liscia? «Sentiamo la notte delle martellate nel giardino ma non ci facciamo caso. Al mattino, Adriano non c'era. E nemmeno le ruote della mia Mg. Le aveva spedite a Milano Marittima via treno come pacco». Immagino che si vendicò. «Mariano andò a Milano Marittima a riprendere le ruote, io comprai un bussolo di vernice rossa e ritinteggiai la Juaguar verde di Adriano». Una grande amicizia, com'è stato possibile romperla? «E' stata una rottura graduale. Con l'arrivo di Claudia Mori è stato come se un piccolo virus si fosse inserito in un computer perfetto». Succede che le donne rovinino le migliori amicizie... «A noi è successo». Della Mori ha scritto: se avesse i tasti sarebbe un trombone. «Beh, la qualità primaria di Claudia era proprio quella di darsi delle arie». Di tempo da allora ne è passato. E lei da Sanremo è sceso a palcoscenici più piccoli... «Io questo ragionamento non lo trovo pertinente perchè, per quanto mi riguarda, non ho mai fatto differenza fra il pubblico degli stadi e quello delle balere o dei ristoranti». Chi è il suo pubblico oggi? «Al 70% è quello che avevo un tempo e che vuol risentire le emozioni di allora attraverso le canzoni. Per fortuna, le mie canzoni erano avanti coi tempi da essere attuali anche oggi: l'Immensità... io credo / che nel buio più profondo / una candela brillerà.... le pare fuori moda o da palcoscenici piccoli?». Per carità: però è lei che sostiene di non voler fare il cantante-nostalgia... «Il mio senso di autostima me lo impedisce. In tv mi chiamano spesso: ma che senso avrebbe andare in trasmissioni dove mi chiedono di fare le cose di 35 anni fa?». Però di provocazioni ne ha fatte per farsi vedere. «Avevo fatto 16 cd e nessuno se n'era accorto. Era il 1996, l'estate in cui tutti facevano finta di perdere le mutande per finire nudi sui giornali. Dissi: domani mattina alle 6 mi spoglio per davvero davanti al Colosseo. Venne un solo fotografo. E fece le foto». Un precursore. L'ha copiata pure Morandi. «Alla sua maniera, però. Melensa, di chi svicola fra i paletti senza prendere una posizione netta». Chi sono allora i cantanti che stima oggi? «Io credo ancora nelle canzoni che riescono a far vibrare le corde emozionali». Baglioni? «Per un certo periodo. Poi succede che si intellettualizzano e vanno via di testa. Guardi Pino Daniele: tre album strepitosi poi... Quando uno ha avuto successo finisce di scrivere per il pubblico e comincia a scrivere per i colleghi: guarda come sono cresciuto, si va a prendere la musica etnica, si fanno le session con gli artisti americani. Bella tecnica ma il cuore?». Lei cosa sta facendo adesso? «Sto preparando un nuovo disco. Si intitola Signori si nasce e io lo nacqui, dedicato a Totò. Ho anche un grande rammarico: dovevo cantare un pezzo con Gaber, lui aveva già sentito il provino, peccato». Dica la verità, ma di fare pace con Celentano non ne ha voglia? «Guardi, io problemi non ne ho. Anche perchè queste rotture, con l'età diventano nodi sempre più stretti. Io sono pronto a fare pace. Chiedo solo una cosa ad Adriano: prima di annunciarlo ai giornali, chiudiamoci in una stanza e riflettiamo su chi, a suo tempo, ha creato questa rottura. E, soprattutto, chi ci ha marciato in tutti questi anni». stefano.cecchi@lanazione.it Fonte: "La Nazione" ................... ALBA ADRIATICA CONCERTO DI RENZO ZENOBI ALBA ADRIATICA. Il ritorno sulle scene di un artista atipico. Giovedì 13 marzo, al cinema Aurora di Alba Adriatica, si esibirà Renzo Zenobi. Il cantautore torna in pubblico dopo anni. Zenobi, autore di testi e musiche, annovera tra le sue esperienze professionali una serie di collaborazioni con personaggi di rilievo della musica italiana, come Dalla, De Gregori, Conte e Baglioni. Il concerto è promosso dall'associazione culturale "Le Pleiadi" del presidente Pasqualino Ruberti, che nel passato aveva organizzato alcune iniziative a livello cinematografico. Il concerto sarà ad ingresso gratuito. Fonte: "Il Centro" ................... LA PROVA DEL FUOCO DELL'UMILTA' di Fabrizio Berlincioni Quanti ce l'hanno veramente fatta? Me ne vengono in mente cinque: Laura Pausini e Andrea Bocelli, prima di tutti e poi Nek, Giorgia e Paola e Chiara. E gli altri Centoquarantacinque? Un buon 80% c svanito nel nulla, dell'altro 20%, la metà alterna alti e bassi e si destreggia alla meno peggio solo in territorio italiano, l'altra metà ogni tanto riemerge dall'anonimato ma senza lasciare nessuna traccia profonda. E' veramente difficile farsi conoscere, farsi apprezzare e poi restare a galla. Ci vogliono doti artistiche non comuni, canzoni belle e intelligenti, una produzione alle spalle che lavora e che crede in te, molta fortuna, grande personalità e tanta umiltà. "Umiltà...": in questa parola c'c la chiave di tutto: nella quasi totalità, le canzoni cantate dai giovani di quest'anno, sono state scritte, almeno in parte, da loro stessi. E' mai possibile che tutti siano all'altezza di scriversi le canzoni da soli? E' difficile. Non si nasce tutti Claudio Baglioni, Jovanotti, Vasco Rossi o Lucio Dalla. E allora succede che abbiamo interpreti medio-bravini con canzoncine senza spessore, perché scritte da dilettanti. Mina, che è la più grande interprete italiana, non si è mai sognata di mettersi a scrivere canzoni, anche se, volendo, lo avrebbe potuto tranquillamente fare. Risultato: Mina, scegliendo, a suo gusto, il meglio che le si propone, è ancora là, irraggiungibile e ineguagliabile nell'olimpo della musica leggera italiana. I giovani artisti di oggi sono troppo presuntuosi. "Chi troppo vuole nulla stringe...". Non penso che tra gli aspiranti big di quest'anno ci sia qualcuno con tutte le carte in regola per effettuare il grande salto; forse solo la piccola Alina, dall'umiltà dei suoi 12 anni, a patto che continui a crescere e a cantare così. Fonte: "Libertà" quotidiano di Piacenza ................... CANTAPRIMAVERA GAYNOR, FOSSATI E TANTO TANTO ROCK FIORELLA DÀ FORFAIT LA STAGIONE SEGNA IL RITORNO DI DE GREGORI E DEL FUORICLASSE NICOLA ARIGLIANO MASSIVE ATTACK E REM IN ARRIVO. MA GABRIEL, STONES E SPRINGSTEEN DISERTANO NAPOLI ANTONIO TRICOMI Primavera già nell´aria, con un´onda lunga di concerti in arrivo su Napoli. Anche se, fuori di metafora, il freddo è tornato ed una diagnosi di tracheite ha mandato all´aria l´attesissimo concerto, previsto proprio per stasera al Palapartenope, di Fiorella Mannoia, per una Festa della Donna (finanziata dalla Provincia, organizzata anche con Comune e Regione, biglietto solo 12 euro) che in realtà era soprattutto festa della Pace e «No alla guerra». Sincero rammarico della bravissima artista, caos in Provincia dove ieri pomeriggio è arrivata la notizia del forfait. Però - assicura l´assessore provinciale Angela Cortese - «il concerto verrà certamente rinviato, con la stessa scelta di brani e la stessa impostazione qualunque cosa dovesse intanto accadere a livello internazionale». Non è escluso che quel concerto "dedicato" possa quindi esser fissato a ridosso degli altri suoi due spettacoli, però diversi e inseriti nell´ambito del tour teatrale, previsti il 15 e il 16 aprile all´Augusteo. Già esaurito il primo dei due concerti, disponibili biglietti per il secondo, 35 e 25 euro. Canta, invece, per le donne anche Pina Cipriani: oggi alle 19 al dopolavoro Ferroviario di Salerno e lunedì alle 21 al Sancarluccio di Napoli, ingresso libero. Il tenebroso cantautore Gianluca Grignani si esibirà il 10 marzo all´Augusteo, 23 e 17 euro. I Marlene Kuntz, gruppo di punta del giovane rock italiano, saranno al Palapartenope il 13 marzo, 13 euro più prevendita. Reduce da Sanremo, torna a Napoli Amedeo Minghi ben rinnovato nel look: all´Augusteo il 17 marzo, 33 e 22 euro. Doppio appuntamento il 19 marzo: con il jazzista Galliano insieme al fuoriclasse Nicola Arigliano (Teatro Mediterraneo, 33euro) e con la rockband partenopea Epo (Notting Hill, prezzi da definire). Attesissima la regina della dance Gloria Gaynor, con una delle canzoni più amate e citate degli ultimi 25 anni, I Will Survive: il 21 marzo al Palapartenope, 33 e 22 euro. Atmosfere decisamente più rock con i Negrita: il 4 aprile al Palapartenope, 17.50 euro. Non ancora in vendita i biglietti per il concerto di Ivano Fossati il 7 aprile all´Augusteo né quelli per lo show dei Pgr, nuova band di Giovanni Lindo Ferretti e Ginevra Di Marco, a maggio al Mediterraneo. Ancora rock italiano con i Subsonica, 9 maggio al Palapartenope, mentre sono in via di definizione le prossime date napoletane di De Gregori e Branduardi. Il 6 giugno all´Arena Flegrea appuntamento con i britannici Massive Attack, anteprima del Neapolis Rock Festival: 20 e 25 euro. Il 5 luglio, Claudio Baglioni allo Stadio San Paolo: disponibili i biglietti per tribuna non numerata, 29 euro. Grande attesa anche per i Rem, la principale attrazione del Neapolis Rock Festival: 24 luglio all´ex Italsider, 25 euro. E sarà possibile acquistare nelle prevendite cittadine anche i biglietti per il megashow di Vasco Rossi il 5 luglio allo Stadio Meazza di Milano: 31 euro. Anche quest´anno tante rockstar attraverseranno l´Italia senza fermarsi a Napoli, ma nelle agenzie partenopee saranno almeno disponibili i biglietti: per il tour di Peter Gabriel (Bologna, Firenze, Milano e Ancona, a maggio), Rolling Stones (10 giugno al Meazza di Milano, 41.50 euro), Bruce Springsteen (28 giugno, Milano, 41.50 euro). Ulteriori informazioni su tutti questi concerti allo 081-7611221 Fonte: "La Repubblica" ................... PERCHÈ SANREMO NON PIACE PIÙ 8 marzo 2003 di Mina LA lotta era tra il «Grande fratello» e «Sanremo». E non è stato un pari, ma un bel 5 a 0. Le cerimonie non mi sono mai piaciute. Le cerimonie fini a se stesse men che meno. Quindi tute e magliette contro paillettes e vestiti firmati. Parole in libertà contro copioncini pallidi e tremolanti. E volgari. La necessità di citare la fellatio del buon Clinton speravo che non facesse più ridere nessuno e, soprattutto, che non venisse scelta come sicura (?) gag da utilizzare in un contesto che non c'entra niente. E dunque complimenti a Montesano, che d'ora in poi potrà anche fregiarsi del merito di avere sdoganato la parola «pompino» in tv. Complimenti vivissimi! Spero solo che mia zia, che ha già qualche capello bianco, non l'abbia visto, anzi, sentito, evitando così un più fulmineo, ulteriore incanutimento. Ho chiesto a una signora, dalla modista, se avesse visto Sanremo. Risposta: «Son quindici anni che non lo guardo». Un ragazzo che passava si è messo addirittura a ridere: «Ma la musica non è lì». Oddio, sì, non tutta. In effetti non c'erano De Gregori, Dalla, Celentano, Paolo Conte, Vasco Rossi, Guccini, Fossati, Ligabue, Baglioni, Renato Zero, e neppure qualche giovane sconosciuto che ha ancora il coraggio di osare, di inventare, di proporre qualcosa di decente, al di là dei soliti giri e degli arrangiamenti clonati. Ma qualcosa di buono e anche di molto buono l'ho sentito. Peccato che servirà a pochissimo. Se è vero, come è vero, che oggi con 50 mila dischi venduti ti danno il disco d'oro, il ricavato di un «successone così grande» non permetterà neppure di pagare le spese: sala di incisione, tecnici, musicisti, copertine, vestiti, truccatori, parrucchieri, alberghi, accompagnatori, guardie del corpo, eccetera. A proposito: le guardie del corpo si vedono solo a Sanremo. Proprio come se fosse un gioco, più che una necessità: ma sì, divertiamoci almeno qui a fare i veri divi, come in America. Il resto dell'anno nessuno di quelli «guardati» viene minimamente notato e può andare al supermercato nella più grande tranquillità, se non indifferenza. La condanna in cui Sanremone ci carcera consiste nel fatto che se ne debba parlare per forza. Ed io per prima sono costretta a cadere nel tranello che ogni anno si ripresenta come un agguato mortale. Credo sia solo questione di qualche anno. Se esiste una logica nei numeri, visti gli ascolti, basterà aspettare poche altre edizioni sanremesi per certificare che il Festival susciterà interesse solo in coloro che sono coinvolti a livello professionale con il mondo della musica. Sarà un evento di settore, come un congresso medico. Lo vedranno solo i discografici, i musicisti, gli orchestrali, i cantanti, i disc-jockey, i presentatori, gli attori, la gente dello spettacolo in genere, con tutti i loro parenti. E vi assicuro che sono una folla: all'incirca quelli che lo vedono ora. C'è da scommetterci che anche l'anno prossimo il Pippo nazionale, sempre più autorevole, sarà ancora su un palcoscenico sempre più vuoto di musica e sempre più specchietto per le allodole che non ci sono più. Alle 2 di notte ci sarà l'ennesimo Magalli a fare da tappabuchi al «Dopofestival» per sanare ogni emergenza di palinsesto. Troveranno qualche altra vecchia gloria da riciclare per l'occasione, ci metteranno un pizzico di trasgressione formato famiglia, una qualsiasi belloccia americana, come la splendida accavallatrice, anzi, scavallatrice di gambe di quest'anno, un gruppo di sportivi con intenzioni benefiche, tanto per convincerci che anche la bontà trova il suo spazio dentro il pancione festivaliero. Una bella shakerata e anche l'anno prossimo il cocktail sarà servito. Come gli ultimi samurai che continuavano a combattere, senza accettare che la guerra fosse finita. Fonte: "La Stampa" --------------------------------------------------------------- RICEVI QUESTA NEWSLETTER PERCHE' SEI ISCRITTO A DOMEUS.IT - Home for Communities --------------------------------------------------------------- Per cancellarti da questo gruppo clicca su http://www.domeus.it/public/unsubscribe.jsp?tsp=1047122995444&gid=303268&uid=18020502&sig=NHGLLKHJIEPKAOOM L'utilizzo di domeus è definito dai Termini e Condizioni di eCircle Srl: http://www.domeus.it/info/terms.jsp